Come costruire un dj-set inclusivo?

Come costruire un dj-set in un centro per richedenti asilo?
Insieme a Mescla! e Map abbiamo curato due workshop con gli ospiti del centro Zaccarelli per capire che cosa ballano e come fanno festa.
Abbiamo capito molte cose sui limiti dei cultural probes, sulle loro implicazioni culturali e sull’importanza di costruire relazioni sulla cui base sviluppare prassi di co-progettazione puntuali.

(we are still working on the english version of this article)

Questa estate i dj del collettivo Mescla! hanno saputo che i ragazzi di Map avrebbero organizzato BaumBonsai, una festa al Centro per richiedenti asilo Zaccarelli di Bologna, e hanno proposto di fare un dj-set usando anche le canzoni ascoltate dagli ospiti del centro. Ci siamo inseriti con gioia nel progetto per aiutarli a conoscere gusti e preferenze degli ospiti tramite un paio di micro-workshop / incontri con loro.

Dopo aver sentito la cooperativa che gestisce il centro e gli insegnanti di italiano, si è deciso di andare al centro per far compilare agli ospiti delle schede cartacee, in cui oltre a indicare le canzoni potessero anche esprimersi sulla propria idea di festa e di danza.
Su consiglio degli insegnanti abbiamo fatto la scheda in italiano, in una forma semplice, perchè alcuni avevano iniziato a studiarlo da poco tempo.

Nei due workshop siamo stati affiancati dagli insegnanti Angela e Marco e dalla coordinatrice del centro Maddalena, che ci hanno presentati e hanno aiutato i ragazzi del centro a lavorare sulle schede, che in molti casi sono state tenute e compilate anche nei giorni successivi.
Se alcuni avevano già un po’ di conoscenza dell’italiano e quindi hanno capito subito lo scopo della scheda, con gli ospiti meno familiari con la lingua ci siamo aiutati con i telefoni per ascoltare insieme i video e gli mp3 delle canzoni, usando anche Shazaam per trovare i brani anonimi (capita spesso nei passaggi di musica tra chiavette usb, memorie esterne, etc.) o indicati in caratteri non occidentali (non ci avevamo pensato, è stato un bel modo di scoprire un’ennesima forma del nostro eurocentrismo!). È stata un’ennesima dimostrazione di quanto siano cruciali i dispositivi e le memorie digitali nell’esperienza quotidiana di migranti e rifugiati.

L’idea di poter scegliere una parte della musica della festa è piaciuta, e la reazione di chi era presente lo ha confermato. Ma ci ha fatto capire anche altre cose.
Nonostante avessimo spiegato che non tutti i pezzi sarebbero stati trovati o selezionati, in molti si aspettavano di ascoltare tutte le canzoni o gli artisti che avevano indicato. Avremmo dovuto dare più attenzione alla presentazione del progetto, magari impiegando anche degli strumenti visivi, come foto e storyboard.
Oltre alla forma linguistica avremmo dovuto considerare maggiormente la dimensione culturale e quindi trovare percorsi specifici per ogni domanda o elemento che volevamo affrontare: alcune cose le puoi chiedere direttamente, per altre devi entrare in relazione con le persone, e a un certo punto potrai chiederle oppure dovrai limitarti a comprenderle.
In particolare fare direttamente la domanda sulla danza è stato un azzardo, per tutto ciò che implica spiegare cosa si prova muovendosi al ritmo della musica. Avremmo dovuto arrivarci tramite un percorso graduale di avvicinamento ai temi del corpo, del movimento e del piacere: porla in maniera diretta non è servito allo scopo e infatti la maggior parte delle risposte riportavano canzoni o preferenze sulla festa in generale.

La scheda cartacea è troppo ingombrante e avremmo dovuto farla di un formato più piccolo, affinchè potessero anche essere portate con sé e compilate in un secondo momento.
In contesti così delicati inoltre è meglio togliere la richiesta di informazioni personali (c’era un campo in cui si poteva mettere il proprio nome). Se uno vuole può comunque segnare il nome sulla scheda, ma è meglio evitare la domanda, perchè da una parte può mettere in difficoltà chi ha l’esigenza di tutelare la propria identità per ragioni di sicurezza, e dall’altra può responsabilizzare troppo rispetto a una richiesta che vuole invece restare molto informale. Insomma siamo ancora convinti che sia un buon strumento, ma andava maggiormente adattato al contesto e impiegato insieme ad altri strumenti e modalità, ancora più relazionali.

È una considerazione che vale per questa occasione ma non solo: oltre alla scheda, che abilita sì il dialogo ma lo inserisce in un formato definito ed ‘europeo’, per quanto aperto e orizzontale, è necessario avere più tempo per conoscersi e discutere (di musica, feste e danza). Così darsi il tempo di esprimere e di comprendere meglio tutte le dimensioni su cui costruire una narrazione comune. In questa occasione il tempo è stato poco, ma alla prossima occasione ne prenderemo e ne daremo di più.

Questa nostra riflessione sta dentro, all’interno, insieme, alle considerazioni sui formati e le relazioni che trovate nel blog di Mescla!.

novembre 2015
Michele x snark