Dentro il versus. Un Manuale di sintesi nella disgiunzione prodotto vs processo

di Gaspare Caliri – apparso in versione rimaneggiata su Artribune.

Viviamo nella dialettica tra prodotto e processo. Viviamo tifando per il processo, optando per una scelta non sempre meditata ma a volte presa a partito. Il prodotto è superato, ci hanno detto, perché dietro c’è sempre un processo, ciò che più conta. Il prodotto è mercificato, fa astrazione di ciò che ci ha portato ad averlo davanti a noi, diventando qualcosa da venerare.

 

In effetti il prodotto – di certo anche quello artistico – è esposto alle osservazioni che Ludwig Feuerbach faceva su dio e sulla religione. Feuerbach sosteneva che dietro all’invenzione di dio c’è un’alienazione da parte delle persone, che proiettano le qualità potenzialmente migliori di sé – o meglio, più notevoli – su un prodotto della propria immaginazione e così facendo si negano la possibilità di poterle assumere – le qualità – appieno. Di conseguenza, questa proiezione/alienazione è una perdita che sussiste e sopravvive negli effetti solo se si dimentica il processo da cui deriva.

 

Proiezione e alienazione sono meccanismi che determinano l’effetto semiotico di “notevolezza” del prodotto. Quella reverenza che è pre-condizione di tanti prodotti artistici. L’oggetto è fuori da noi e da un punto di vista narrativo / narratologico se così non fosse non ci potrebbe essere quella “appropriazione” del prodotto che comporta l’unione tra soggetto e oggetto. Il meccanismo narratologico di “prensione”, di “fruizione” di un oggetto / prodotto è basato infatti sul passaggio di stato per cui, a partire da una situazione in cui il Soggetto è disgiunto dall’Oggetto-di-Valore (e anela a esso), si arriva a una situazione in cui il Soggetto è congiunto (ha assimilato, integrato, “preso” per qualche verso) all’Oggetto-di-Valore.

 

In tutto questo stare invece in mezzo ai processi, con i nostri mestieri e discorsi fortemente processuali, fortemente costruttivisti di situazioni, pone domande di affidabilità semiotica: quanto impattano da un punto di vista simbolico i processi, dato che non rispondono alle condizioni di possibilità (e tensione fenomenologica) che abbiamo appena esposto? Come fa un processo a darci quell’effetto di “notevolezza”, se non c’è distanza iniziale?

 

Ci sono poi le forme ibride. Che mescolano linguaggi, registri, condizioni di possibilità. Spesso sono artifici retorici brillanti ma non vere e proprie vie di fuga tra due o più polarità. In questo restano forme ibride dove non c’è sintesi ma accostamento – c’è détournement ma non la creazione di una nuova situazione. Assistendo al Manuale della figura umana, azione teatrale di Marta Dell’Angelo e Fiorenza Menni, ho avuto un’impressione diversa.

C’era di certo un’interazione che ha creato un varco. Il soliloquio allestitivo di Marta Dell’Angelo con il contrappunto degli allestitori dell’opera a muro, in tutta la sua complessità. La nascita di due performer e dei correlati stati di agitazione e l’effetto di trasparenza dei pensieri della performer di grande esperienza. Si era in mezzo al processo e alla fine ci siamo trovati di fronte al prodotto. A fine “spettacolo”, una voce sussurrava nelle orecchie “vi potete avvicinare a vedere l’opera”. (Leggi: potete uscire dal processo).

 

Cosa mette insieme questo Manuale? Non solo teatro e opera d’arte visiva, ma prodotto e processo. Fa un’operazione di “sintesi disgiuntiva” (come avrebbe detto Deleuze) e una sottrazione delle condizioni di possibilità di cui sopra encomiabile, perché si espone al rischio di essere un processo de-semantizzato rispetto all’effetto di “notevolezza” dell’opera finita. Lavora scavando l’indistinto creativo. Ma soprattutto ci fa capire che la disgiunzione tra prodotto e processo è una forzatura retorica di cui ci siamo convinti con le nostre stesse argomentazioni. Che non ci sia prodotto senza processo lo sapevamo, ma nessuno ha deciso per noi che il prodotto di un processo cristallino non potesse avere la stessa forza di un oggetto feuerbachiano.

 

Lo abbiamo deciso noi, forse per non avere l’obbligo di dare al processo quell’intensità e quella responsabilità enorme di “produrre” un oggetto “notevole”. Abbiamo deciso di lasciare all’artista la responsabilità indistinta di alienarci dalle qualità che ritroviamo nell’opera d’arte. Il Manuale è invece uno di quegli Oggetti di cui il Soggetto si appropria in molti e diversi modi. Anche attraverso la sintesi tra due differenze fittizie.