DOM – appartamenti quotidiani

Esplorare la creatività e le competenze individuali come risorse trasversali per persone richiedenti asilo con un vissuto di fragilità.
Era questo l’obiettivo di DOM – appartamenti quotidiani, una serie di laboratori che abbiamo curato negli appartamenti gestiti a Bologna dalla cooperativa sociale CIDAS nell’ambito del progetto di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati con disagio mentale o sanitario SPRAR DM/DS.

Il percorso, curato da Filippo Fabbrica e Michele Restuccia per Artway of Thinking e in collaborazione con snark – space making, ha coinvolto gli abitanti degli appartamenti tra novembre e dicembre del 2018, con almeno cinque incontri in ognuno di questi.
Il progetto SPRAR DM/DS ha tra gli obiettivi lo sviluppo di forme di autonomia nel percorso di vita delle persone ospitate, coerentemente con questa esigenza abbiamo usato la creatività come strumento trasversale per lavorare su tre piani: bisogni e aspirazioni individuali, rapporti tra inquilini e territorio.
Portavamo con noi l’esperienza maturata con Artway of Thinking, Love difference e snark – space making, e la volontà di far emergere la complessità dell’esperienza quotidiana e del sè, per abilitare atti di trasformazione creativa.
L’invito era rivolto a tutti gli abitanti di ogni appartamento, che solitamente hanno poche occasioni di pratica collettiva: ognuno ha i propri corsi, attività e turni di pulizia.
Partendo da un programma generale di pratiche esperienziali e creative, in ogni appartamento si sono poi seguiti necessità e tempi di chi partecipava: solo in due case il percorso è stato completo, riuscendo a lavorare sulla città, sul sè e poi sull’appartamento.

La città parla di te e tu parli attraverso la città
Ogni pratica si avviava con il nostro esempio: un racconto, una foto, un video o un disegno ci aiutavano a introdurre concetti di difficile traduzione (linguistica, esperienziale e culturale): le parti del sè, la qualità degli ambienti, obiettivi di vita, competenze, talenti, etc.
Abbiamo iniziato visualizzando la complessità dell’esperienza di ciascuno disegnando su una mappa della città i percorsi e i luoghi preferiti, quelli evitati o sconosciuti. In questo modo si è iniziato a costruire una relazione di fiducia tra chi partecipava e noi, e delicatamente sono anche emerse esigenze e opportunità che solitamente faticano a essere condivise.

Dal sé alla co-creazione
Visualizzare la ricchezza di esperienze ed esigenze di ciascuno ha reso più facile introdurre, attraverso i nostri esempi di vita, il concetto di complessità della personalità.
I partecipanti più costanti sono riusciti a sperimentare pratiche di esplorazione della personalità quali il ritratto delle quattro parti del sè e il dialogo interno.
Grazie a un esercizio di collage di fotografie abbiamo avviato una conversazione sulla casa ideale, che ci ha permesso di iniziare a esplorare ogni appartamento usando le metodologie emerse in precedenza.

 

In questo modo è stato possibile individuare gli spazi che avevano bisogno di cura, e progettare e realizzare un intervento di co-creazione: un abbellimento che permettesse anche a ciascuno di lasciare una traccia del proprio passaggio, come per le fotografie di Vaccari, ma usando le foglie di un albero o altri segni.
In un appartamento i partecipanti hanno infatti identificato un albero di baobab quale simbolo di crescita e ospitalità, e si è deciso che foglie siano in futuro disegnate dagli abitanti della casa, dai loro amici e da chiunque venga in visita. Il disegno dell’albero ha consentito di creare bellezza sulle pareti spoglie della sala da pranzo, con pochi tocchi personali, dandogli una polarità e un’energia prima assenti.

La relazione tra gli spazi
In un altro caso si è individuato nella cucina lo spazio con maggior bisogno di cura, ma non avendo l’opportunità di risolvere le problematiche evidenziate in un arco di tempo limitato è stato deciso di portare l’intervento sull’adiacente terrazza. I partecipanti hanno scelto di pulirla e trasformarla per migliorare il panorama di chi sta ai fornelli a cucinare. Su una parete si è disegnato un baobab, su un’altra parete è stato abbozzato un mobile-ripostiglio, e infine una pianta di ciclamino è stata appesa in bella vista grazie a uno supporto realizzato da uno dei partecipanti usando la parte nobile di un secchio per pavimenti (un intervento degno di finire su Low Cost Design).
Si è trattato di una trasformazione dall’esterno, permessa dalla comprensione che gli spazi, come le parti del sè, stanno in dialogo. Grazie alla creatività collettiva il terrazzo è stato così trasformato da problema di cui nessuno riusciva a prendersi cura a risorsa per tutti.

Regali
In due case non siamo riusciti a coinvolgere i partecipanti per tutta la durata del percorso, sia per mancanza di tempo (concentrato su scuola, accesso a servizi, accompagnamento e burocrazia) che per comprensibile reticenza. Allora abbiamo fatto dei regali: interventi di trasformazione a partire dai bisogni emersi nelle conversazioni.

Un esempio è utile: in un appartamento l’unico spazio comune è una sala da pranzo con dispense individuali chiuse da lucchetti e contrassegnate da post-it con i nomi dei proprietari. Le ragioni dei lucchetti sono antiche e radicate, per cui abbiamo proposto di trasformare l’oggetto personale, la dispensa, in decorazione che abbellisse lo spazio comune: usando dei semplici stencil abbiamo realizzato per le dispense delle targhe con il nome del proprietario, decorandole anche con pittogrammi e frasi di canzoni ascoltate in precedenza. Sono piaciute al punto che sono rimasti affissi sia i bozzetti-prototipo che le versioni definitive, e alcune targhe sono state invece affisse nelle camere da letto.
Un secondo esempio è ancora più utile. In ogni appartamento le conversazioni ci hanno portato naturalmente a parlare di oggetti desiderati (fioriere, tavolini, tappeti, lampade, etc.) per abbellire gli spazi comuni e individuali. Facendo girare un invito, secondo il modello di crowdfurnituring di IMaCo, abbiamo trovato dei donatori di oggetti, in particolare l’associazione Serendippo: abbiamo così potuto consegnare, raccontandoli uno a uno, i tappeti, lampade, una libreria, un paravento, etc. Alcuni hanno trovato posto negli spazi comuni, altri invece sono stati orgogliosamente esposti nelle stanze accanto a letti e armadi.

Cosa resta?
Questa esplorazione in casa d’altri ci ha fatto scoprire alcune cose.
È necessario più tempo per introdurre e consolidare queste pratiche, ma l’attenzione e la cura manifestatesi attorno agli interventi indicano che qualcosa si è già trasformato.
Valorizzare la creatività e i talenti di ciascuno può essere propedeutico al percorso di accoglienza, facilitando le scelte successive da parte delle persone accolte.
Le pratiche di co-creazione sono preziose in questo contesto per ri-costruire fiducia verso l’altro e imparare, facendolo, che si può fare insieme.
Usare spazi e formati ad hoc per avvisi e messaggi negli spazi comuni, anche impiegando icone e disegni, aiuta a rendere l’appartamento più casa e meno ufficio.

 

Michele Restuccia e Filippo Fabbrica per artway of thinking e snark – space making