showparty

(scroll down for the english version)

Una festa in un centro di accoglienza può essere un’occasione di autodeterminazione e di sperimentazione culturale?

Nel 2015 abbiamo curato un paio di laboratori insieme a Baumhaus per la co-progettazione di una festa in un centro di accoglienza per richiedenti asilo a Bologna.
Abbiamo riflettuto molto sui risultati e sulle domande emerse in quella occasione. Questa riflessione è cresciuta dentro ad Ascolti, nuovo progetto di pratica e ricerca di snark.

Ne abbiamo parlato con diverse realtà e a inizio 2017 anche con un’antropologa del Centro di studi Modi dell’Università Bologna. Con lei, che è impegnata in un progetto di ricerca su pratiche di solidarietà e opposizione rispetto ai centri di accoglienza, abbiamo deciso di avviare un laboratorio per la co-creazione di una festa presso il centro di accoglienza di Villa Aldini, in collaborazione con la cooperativa Arca di Noé che ha accettato di accompagnare i nostri percorsi.

Insieme ai partner di progetto abbiamo invitato tutte le persone che vivono nel centro a partecipare agli incontri, annunciati come una serie di laboratori per organizzare una festa presso lo stesso centro. Per evitare di farci condizionare dalle nostre aspettative e pre-giudizi, abbiamo dedicato i primi laboratori (luglio 2017) ad ascoltare musica, ballare e conoscerci. In tutti i laboratori abbiamo usato pochi strumenti testuali, ricorrendo di più a video, foto, diagrammi e occasioni di dialogo collettivo e individuale.
Questa fase ci ha permesso di poter in seguito condividere le esperienze e le capacità di ciascuno, e discutere di diverse pratiche di celebrazione e linguaggi, ma anche di obiettivi generali e curiosità individuali (‘che cosa festeggeremo e perchè?’).
L’abbiamo fatto per arrivare a creare una festa che fosse, per premesse e attività, la rappresentazione degli individui coinvolti nella sua organizzazione.
Dopo questa fase abbiamo avviato (agosto / settembre 2017) la fase di organizzazione vera e propria, coordinando i gruppi di lavoro, nati dalle capacità individuali di chi stava partecipando, dedicati alla selezione musicale, al rap, al racconto orale, al teatro e alla comunicazione, confrontandoci su altre pratiche simili e sul contesto locale.
Per arrivare alla festa, sabato 21 ottobre, abbiamo curato (e stiamo continuando in questi giorni) più di venti incontri, prove e workshop.
Abbiamo cercato di costruire le condizioni per un percorso di autodeterminazione e per sperimentare nuovi formati di fruizione culturale. 
Per farlo abbiamo abbiamo cercato soluzioni concrete e realizzabili ‘in casa’, per fare una festa che fosse un’occasione di crescita, di incontro e di sperimentazione.

A livello personale, questo interesse nasce dalla curiosità di un paio di persone (Michele Restuccia e Stefano Filipponio), che da tempo stanno lavorando sull’interazione tra musiche e socialità. Essendo anche impegnati a far ballare la gente dietro una consolle (come Mescla!) ci siamo spesso accorti di quanto queste occasioni siano segregate e poco innovative.
Vogliamo imparare qualcosa in più su come organizzare e vivere momenti di celebrazione di questo tipo.
Vogliamo far ballare persone che si sarebbero difficilmente incontrate prima.
Vogliamo sudare, per continuare a trasformarci.

.  .    .    .

Questo progetto deve molto a: / This project owes a lot to:
Baumhaus – La Clique
Uproot – Travels in 21st century music and digital culture (trad. Remixing) /  Jace Clayton
Dancing in the streets / Barbara Eirenreich
Rebel Music: Race, Empire and the New Muslim Youth Culture / Hisham D. Aidi
Mainstreaming sociale / Artway of Thinking
Punkurica 2016 Common Party Rules
10 things you need to consider if you are an artist not of the refugee and asylum seeker community looking to work with our community / Rise Refugee
VIA INTOLLERANZA II / Christoph Schlingensief

ENGLISH SVP

Could a party in an asylum seekers’ centre be a chance for self-determination and for cultural experimentation?

In 2015 we curated two workshops along with Baumhaus to organize a party in an asylum seekers’ centre in Bologna, Italy.
We’ve reflected a lot on the insights and the questions that emerged from that experience. This reflection has blossomed within to Ascolti, a new research and practice project by snark.

We’ve discussed them with many and finally in early 2017 we managed to deepen them with an anthropologist at the Mobility, Diversity, Social Inclusion Center of the University of Bologna. As she is working on practices of opposition and solidarity related to asylum seekers’ centres, we agreed on developing a series of workshops aimed at the co-creation of a party within a centre, named Villa Aldini, benefiting of the support from Arca di Noé, the cooperative running it.

Along with the partners involved, we first invited all the persons living in the centre to attend the meetings, announced as a series of workshops to organize a party at the centre itself. In order to avoid to get misled by our own expectations and biases we spent the first workshops (july 2017) listening to music, dancing and trying to get to know each other. For the whole series of workshops we used little textual tools and a lot of videos and music clips, some diagrams and a lot of collective and one-to-one conversations.
Then we began to discuss celebration’s practices and experiences, personal skills, roles, features and tools. This permitted to keep on focusing either on the individual dimension and the general one (‘what are we going to celebrate together and why?’).
This has been done in order to create a party at the centre that both in its premises and features could represent the individuals involved in the organizing process.
After that stage we actually began the proper organizing phase, through working groups made of those attending the workshops, dedicated to djing, rap, theater, narration and communication, also researching on similar practices and the local context.
So far we have curated more than twenty meetings, rehearsals and workshops, and we will keep on until the day of the party, october 2017, 21st. We have dedicated a constant effort to make the process a chance of self-determination and cultural experimentation. This required us to find solutions to organize the party with our own resources, having also an opportunity to learn new skills and to foster networks within the neighborhood, the city and the other relevant communities.

On a personal level this interest sparked from two association’s members, Michele Restuccia e Stefano Filipponio, who are also busy as djs (Mescla!) playing music from different communities and ages. Michele and Stefano are also very curious about the interaction between listening practices and socialization, also because they noticed how segregated are social events in the city where they live and work.
We want to learn something more about how to spark such processes
We want to make people dancing, people that barely would have the chance to meet each other.
We want to sweat, to keep on transforming ourselves.